La cucina piacentina è forte di piatti noti e apprezzati fuori dal territorio anche nei secoli scorsi. Un tempo si utilizzava l'espressione “Roba De Piasensa” per descrivere la prelibatezza di certi piatti, specialmente i salumi.

È risaputo che nel XVI Secolo il cardinale piacentino Giulio Alberoni, primo ministro di Spagna al servizio di Filippo V, rifornisse la corte di prodotti provenienti dal Piacentino, particolarmente apprezzati dalla regina Elisabetta Farnese.

Pur essendo una cucina fortemente vincolata alla terra risulta però molto ricca e variegata, unendo una gastronomia della campagna ad un’altra che caratterizzava le famiglie nobiliari.

Una sua caratteristica è quella dell'utilizzo di carni equine, essendo sempre stata un importante avamposto militare dove erano facilmente reperibili i suddetti animali. La tradizione culinaria piacentina è il risultato di varie componenti, si distinguono quella emiliana del salume e della pasta; quella lombarda del riso, della "büséca" o trippa , dei pesci del Po e della "lüganga" o salsiccia; e quella ligure che fa grande uso della verdura.


La provincia di Piacenza è l'unica in Italia ad annoverare tre salumi tipici protetti con il marchio D.O.P.


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